BordoAdige a tavola: Carneval edition

Ambrogio, friggi, cuoci, sforna, forza su!
Che prima che arrivi il mercoledì delle Ceneri dobbiamo strafogarci.
Per mettere su l’adipe di riserva per i 40 giorni di magro.

Sì, lo so che il Venerdì Gnocolar è già passato, ma proprio perché il clou del Carnevale nostrano è andato che dobbiamo approfittare in maniera spudorata di questa ultima finestra di abbuffate!
Fammi controllare cos’hai fatto finora:

Gnocchi
Ah, il carnevale a BordoAdige non sarebbe carnevale senza i gnocchi. Non per niente il Re delle nostre maschere è il Papà del Gnocco, rigorosamente eletto ogni anno nel quartiere di San Zeno, il quartiere popolare dov’è nato il carnevale.

Vuoi sapere perché proprio i gnocchi e perché a San Zeno? Tu continua a impastare Ambrogio, che le orecchie sentono anche mentre impasti.

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Tutto inizia con l’Adige, ovviamente. Nel 1530 un’inondazione improvvisa, unita al passaggio su queste terre dei Lanzichenecchi porta una terribile carestia. La gente ha fame, chiede pane e farina e si solleva contro i fornai. Sì, il Manzoni non si è inventato niente.
Per sedare la rivolta si elessero dei cittadini, savi e probi, che dovevano assumersi la responsabilità di trovare una soluzione. Tra questi c’era Tomaso Da Vico, di professione medico che abitava, indovina dove? a San Zeno.
Questo consiglio di onesti cittadini pensò di utilizzare il ricavato dei dazi sulle castagne e sulle olive per sfamare la popolazione. Questo fatto avvenne l’ultimo venerdì di carnevale e venne chiamato “Gnoccolare”, ovvero la distribuzione alla gente di pane, vino, farina, burro e formaggio. Distribuzione avvenuta proprio in piazza San Zeno.

La cosa avrebbe potuto fermarsi qua, ma Tomaso Da Vico dispose nel suo testamento che la distribuzione di generi alimentari dovesse ripetersi ogni anno all’ultimo venerdì di carnevale. Il povero Da Vico morì solo un anno dopo, nel 1531.
Ma grazie a lui nacque il Venerdì Gnocolar. E la tradizione magna del carnevale veronese.

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Galani
Finché i gnocchi riposano friggi i galani.
Massì dai, quelli che nelle altre parti del Veneto vengono chiamati bugie, chiacchiere, crostoli e regionalismi vari.

Frittelle
Sai che a me piacciono con l’uva passa, ma c’è chi le preferisce vuote, ripiene alla crema o addirittura con le mele.
E non lesinare con lo zucchero a velo. Le voglio vedere imbiancate come fossero cristalli di cocaina da sniffare.

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Favette
Ah, le mie preferite. All’impasto aggiungi un bicchierino di rum, che è volatile ma aromatico. Stai sereno, non ci ubriachiamo!
A mangiare le scaloppine al vino bianco ti ubriachi? E allora!
Non fare la comare e versa sto bicchierino di rum!

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Dunque, i gnocchi sono pronti e scolati, i galani, le frittelle e le favette fritte, scolate, asciugate e imbiancate.

Diamoci sotto!

 

Ph. Credits: tutti i diritti sulle foto appartengono ai siti di provenienza.

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